Quando la nonna
chiedeva se avevamo fame
ci faceva un panino
ed eravamo già felici,
perché tante domande non servivano.
C’era il calore delle cose semplici,
la magia dei momenti
che non sarebbero ritornati.
Tempi di maggiore fantasia:
la noia esisteva ma non si evitava;
era accettabile, serviva a spronarci,
ad allenare altre idee.
Nei pomeriggi lenti,
inventavamo bancarelle
in mezzo alla strada,
vendevamo oggetti di ogni tipo
soprattutto qualche collezione di fumetti,
quei “Topolino” tenuti così bene.
E le signore sorridevano e pagavano,
eravamo contenti, perché poi con quei soldi
potevamo comprare quello che volevamo.
Era facile sentirci forti, soddisfatti;
i limiti erano lì, solo per essere superati:
avremmo potuto sfidare il mondo intero.
