Un vecchio taccuino

Mi avvicino e sento
ondate di energia
è un balsamo, una medicina

la comprensione
abbraccia la consapevolezza
i raggi del sole
riscaldano angoli sconosciuti

viene a galla
l’immaginazione sepolta
altri viaggi si riaffacciano
ed è tutto un affollarsi
di treni e voci
saluti e abbracci

da quanto tempo
non facciamo che fuggire

apro quel vecchio taccuino
prendo la penna blu
e tra le righe
faccio spazio al cielo

quanto sale immagino
adesso, sulle tue labbra

se solo provassi a baciarti
certamente sentirei un gusto
di memorabile incontro,
un gusto di mare

ricordi, lì all’angolo
era un po’ più distante
di quando ci siamo visti
per la prima volta

Rimpianti

Ben più grave sarebbe rinunciare.
T’immagini una vita sprecata,
l’acqua che scivola piano e si perde.
I baci che da sempre hai sognato
rimasti lì a marcire di silenzi.
Assurdo intraprendere viaggi
dentro buchi di dimenticanza,
come se più avanti ci fossero
motivi altrettanto validi.
Le ragioni cambiano,
talvolta su misura
di incoscienti pigrizie.
Ma cosa resta poi
di tutte le lotte mai combattute.
Forse un vino scadente,
o un triste mucchio
di accecanti rimpianti.

 

Finte sicurezze

Ti siedi e cerchi di non pensare
ti lasci andare
mentre fuori la vita bussa
presso porte immaginarie

navighi immerso in un acquario
come un pesce urlante
rosso di rabbia

il fatto è aver perso di vista
i veri traguardi
quelli che rispondono
alla tua essenza autentica

ti sei deformato
a colpi di necessità,
alla ricerca di finte sicurezze,
o di quelle sicurezze
impossibili da trovare

e non ti concedi
neanche il lusso di piangere.

Alla matura accettazione
di una fragilità,
hai preferito
la falsità di un sorriso.