Interviste

INTERVISTA DI SILVIA ROSIELLO SU THE WEB COFFEE

Come ti sei avvicinato al mondo della scrittura ed in particolare perché hai scelto proprio il genere della poesia?

Credo di essermi avvicinato alla scrittura per il forte desiderio di cambiare le cose. Ad un certo punto della mia vita le cose non mi andavano più bene così com’erano. Per questo ho iniziato a scrivere. La poesia è un’esigenza, qualcosa che nasce in maniera naturale, qualcosa che non puoi fermare. Si può raccontare il mondo in vari modi. Nei primi due libri ho scelto la poesia, era più adatta ad esprimere quello che mi portavo dentro. Nel nuovo libro invece ho deciso di dedicarmi alla narrativa, per avere una visione ancora più ampia, e forse perché era arrivato il momento di farmi conoscere meglio, più a fondo.

Quali messaggi vuoi trasmettere al pubblico attraverso le tue poesie?

Mi piacerebbe trasmettere soprattutto questa idea: non siamo mai veramente spacciati. Di fronte ad una sconfitta si può reagire. Una sconfitta è solo una buona occasione per rinascere più forti di prima.

Chi o cosa è la tua musa ispiratrice? Fai riferimento a qualche autore letterario del passato o semplicemente ti basi sulle tue esperienze di vita?

Spesso quello che scrivo è ispirato a esperienze reali. Non deve esistere necessariamente una musa. Ciò che conta è essere ricettivo e saper raccontare quello che mi succede intorno. Anche se apprezzo autori come Andrea De Carlo e Marcel Proust, cerco sempre di avere una “voce” che sia indipendente da influenze letterarie.

La prima volta che ti sei ritrovato a dover presentare una tua opera come hai vissuto l’incontro con i lettori? Quali emozioni ti hanno trasmesso?

Ricordo il primo reading a Roma: la tensione, la voglia di divertirmi. Ero emozionatissimo ma mi è bastato osservare le espressioni del pubblico per sciogliermi. Ogni mia poesia generava una reazione. Chi rideva di gusto, chi si lasciava sorprendere da una lacrima. Per me nulla era scontato. E’ stata un’esperienza unica.

Al giorno d’oggi, la vita scorre molto tramite i social. Come è dunque la vita di uno scrittore di poesia moderno? E come sei riuscito ad arrivare al pubblico giovanile?

I social sono diventati fondamentali per pubblicizzare al meglio il proprio lavoro. La vita di uno scrittore richiede molta disciplina, bisogna scrivere ogni giorno, non ci si può fermare mai. Ho la fortuna di avere un pubblico vasto e vario, di tutte le età. Raccontare i sentimenti o le esperienze di vita quotidiana significa narrare qualcosa di universale e privo di confini, qualcosa che può abbracciare il cuore di chiunque.

Quale è stato il tuo momento più difficile e come, e se, la scrittura ti ha aiutato ad affrontarlo?

A novembre 2009 un episodio mi ha fatto capire che stavo perdendo tutto. E’ stata una botta fortissima. Qualcosa che lentamente ha lavorato dentro di me, e mi ha spinto a diventare quello che sono oggi. La scrittura mi ha aiutato a cambiare, mi ha dato la forza necessaria.

Quali sono i tuoi progetti e sogni per il futuro? 

Di progetti ne ho tanti ma per il momento preferisco non svelarli. Il sogno è quello di riuscire a vivere facendo ciò che mi piace di più: scrivere.

© 2019

***

INTERVISTA DI IRENE CENERI SU ARIA FRESCA WEB MAGAZINE 

Chi è Luigi Costantino?

Una persona anticonformista che crede nella libertà assoluta. Uno che ha imparato a vivere con più coraggio la vita che vuole, rischiando parecchio. Un amante dei buoni sentimenti e delle nobili azioni.

Quando ha inizio il tuo percorso nella scrittura?

L’istinto più forte a scrivere l’ho percepito nel 2004 quando facevo un lavoro che non mi piaceva. La scrittura ha avuto inizio come forma di evasione. Prima di quell’anno, amavo scrivere soprattutto per la mia ragazza dell’epoca. Veniva fuori di tutto: frasi, lettere, poesie, racconti.

La tua poesia alla quale sei più affezionato?

“Altrove”, tratta dal mio primo libro “Considera l’intenzione”

Il tuo libro preferito?

“Di noi tre” di Andrea De Carlo

ma non posso non menzionare “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust

Come nasce una tua opera letteraria?

Nasce scrivendo giorno dopo giorno. Senza seguire percorsi predefiniti, senza avere in testa la destinazione. Come dice Virginia Woolf “La vita non ha trama”. A un certo punto, quando sento crescere l’urgenza, mi metto al lavoro e capisco che una storia nasce in modo naturale, tracciando gli “eventi” della vita quotidiana. A mio avviso nascono sempre bei libri, quando non ci si preoccupa troppo di costruirli “a tavolino”. Non potrebbe essere altrimenti.

Stai lavorando ad un nuovo romanzo, quando uscirà?

Mi piace pensare che non sia il solito romanzo, forse è qualcosa in più, mi sono divertito a stravolgere le tradizionali “strutture” per lasciare libero respiro alle parole.

Uscirà il 4 giugno con il titolo “La felicità delle strade difficili” (ed. Libereria)

Come sarà possibile acquistarlo?

Basterà contattarmi sul sito http://www.luigicostantino.it o sulle pagine Facebook (www.facebook.com/luigicostantino.it) e Instagram (www.instagram.com/luigi_costantino_77)

Sappiamo che ami scrivere al mare, raccontaci una tua giornata tipo.

Diciamo che amo tantissimo il mare. Il luogo è relativo, anche se ci sono posti dove la mente è più libera di volare. La passione per la scrittura è così grande che non posso fermarmi mai, potrei scrivere ovunque.

La mia giornata di solito inizia così: rispondo ai messaggi, pubblico un nuovo pezzo sui social, poi vado al bar per un caffè.

Faccio una passeggiata sul lungomare, e torno a casa a scrivere. Ogni tanto mi concedo una pausa parlando con un’amica.

La sera spesso me ne vado in giro con gli amici, tra aperitivi, cene e feste a base di musica anni 80.

Ma amo anche trascorrere serate in compagnia di un buon libro.

Il complimento più bello che ti sia stato fatto?

Tempo fa una lettrice mi ha detto: “Saresti capace di rendere poetico anche l’elenco telefonico cinese”.

Quale è il tuo sogno?

Avere le risorse necessarie per vivere la vita che voglio, dedicandomi completamente alla scrittura.

Parlaci della tua casa editrice, come funziona?

Libereria è un’associazione culturale di Roma capitanata da Alessandro Mazzà. È una vera e propria rivoluzione nel mondo dell’editoria, e si pone il nobile intento di proteggere gli autori. In Libereria ogni autore è al centro. Come dice Alessandro “Fare arte è un lavoro e va retribuito”.

Funziona così: si invia il manoscritto su http://www.libereria2017.com (o sulla pagina Facebook) e se il lavoro è valido, si parte con la prevendita. Al raggiungimento delle trenta copie vendute (servono a coprire i naturali costi di stampa), si dà il via alla pubblicazione. Perché l’autore non deve mai pagare per essere pubblicato. È questo il messaggio fondamentale.

© 2019 

***

INTERVISTA DI ELENIA VICI (già apparsa on line su www.amoriconsapevoli.com)

Dove trovi l’ispirazione?
Ovunque. In una donna, in un libro, in una canzone. In un quadro, anche. Oppure osservando scene di vita quotidiana. Mi piace catturare particolari apparentemente irrilevanti e farci una buona storia. Faccio continue associazioni che si trasformano in versi e assonanze.

Quanto c’è di autobiografico?
Mi piacerebbe poterlo esprimere con una percentuale. D’istinto direi il 70%. Ma è una percentuale variabile, e non è mai facile intuire il confine tra realtà e immaginazione. Mi piace confondere e confondermi. Non essere soggetto a interpretazioni ovvie, rendere complessa la chiave di lettura, e allo stesso tempo entrare in empatia totale con il lettore. A seconda dei giorni, posso scrivere pensando a me, ad una situazione che ho realmente vissuto, o anche a qualcosa che non mi riguarda da vicino, ma tocca la mia sensibilità.

Chi sono i tuoi modelli?
Amo in particolar modo la poesia di Julio Cortázar. Apprezzo l’immediatezza poetica di Mario Benedetti, e la raffinatezza di Pedro Salinas. Mi piace la capacità di Bukowski di dire sempre le cose come stanno, senza fronzoli, senza acrobazie del linguaggio. Poi c’è la grande Wislawa Szymborska e la bravissima Idea Vilariño. E potrei dirne tanti altri che hanno segnato il mio percorso.

Cos’è per te l’amore?
C’è una bellissima frase di Bukowski che a mio avviso rende benissimo l’idea della complessità di questo straordinario sentimento:
“L’amore è tutto quello che avevamo detto che non era.”
L’amore mischia continuamente le carte in tavola. Ti stravolge, ti cambia, ti deforma. In ogni caso, dopo aver amato, non sei più lo stesso.
Dovendo dare una definizione, direi che l’amore, l’unico amore possibile è quello che non mette al centro né noi stessi, né l’altro, ma solo i due, insieme.
Fare tutto a favore del due, dimenticando l’uno.

L’amore può bastare per un buon rapporto di coppia?
A vent’anni avrei risposto con sicurezza: sì.
Adesso penso sia cambiato tutto. C’è poca voglia di sacrificarsi, di impegnarsi, di scendere a piccoli compromessi. La priorità è la gratificazione momentanea, conta solamente la soddisfazione immediata. Ovviamente esistono le eccezioni. Mi piace pensare che ci sia ancora qualcuno a cui basti l’amore per far funzionare tutto il resto.

Quanto le poesie possono fare innamorare?
Tantissimo. Me ne accorgo quotidianamente, da quando ho aperto la pagina facebook. Ricevo tanti messaggi da lettrici piene di entusiasmo. E molte non si nascondono, dichiarano apertamente la possibilità di innamorarsi, leggendomi. A questo tipo di messaggi, spesso rispondo in maniera simpatica: “mi sembra prematuro”. Ma devo dire che fa anche piacere ricevere certe attenzioni.

Qual è la differenza tra amore e innamoramento per te?
Forse l’innamoramento è una proiezione. L’amore invece è accettazione.
Nell’innamoramento, ti piace qualcuno perché è come te, perché ti somiglia, perché fa le cose esattamente come vorresti che le facesse. O semplicemente, ti innamori di qualcuno, solo perché in quel momento hai voglia di innamorarti. Ti piace l’idea, non la persona.
Con l’amore, accade il contrario. Incontri una persona, e cominci ad apprezzarla. Magari è anche diversa da te ma non la vuoi cambiare, non vuoi esercitare possesso, non hai desideri di prevaricazione. Ti piace così, esattamente com’è.

© 2018